Smart working e il dialogo strategico tra HR e IT
21.09.2020

Smart working e il dialogo strategico tra HR e IT

L’emergenza Coronavirus ha spinto molte aziende ad accelerare la rivoluzione digitale, a ripensarsi organizzazioni intelligenti e ad aprire le porte a nuove modalità di lavoro atte a ridurre al minimo il contatto fisico tra le persone.

L’espressione smart working è entrata così a far parte del nostro vocabolario senza troppa difficoltà, andando a definire una modalità di svolgimento delle mansioni lavorative diversa da quella tradizionale, legata al concetto di ufficio come luogo fisico e meno come funzione.

 

Cos’è lo smart working e in cosa si differenzia dal telelavoro

Dal punto di vista normativo, la legge n. 81/2017 definisce lo smart working come “modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro”. L’accento è dunque posto sulla flessibilità organizzativa, sulla volontà delle parti di vincolarsi secondo modalità diverse da quelle classiche e sulla fiducia alla base del rapporto lavorativo. 

Tutto ciò differenzia lo smart working dal telelavoro. Mentre quest'ultimo offre al lavoratore la possibilità di operare da remoto in un luogo fisso prestabilito, lo smart worker lavora per raggiungere obiettivi prefissati e non è vincolato a uno specifico luogo fisico; può adeguare l’orario di lavoro ai propri ritmi e non è valutato in base alla quantità di ore lavorate, bensì in base alla qualità del lavoro e ai traguardi raggiunti. 

La differenza non si riduce quindi a una mera questione linguistica. Il lavoro agile ridimensiona il tema della subordinazione e lo trasforma in un concetto nuovo, che affonda le sue radici nella fiducia tra superiore e subordinato, tra capo e dipendente. 

 

Dialogo HR-IT e cambiamento culturale 

La diffusione del Coronavirus ha accelerato la digital transformation e ha spinto le aziende ad adottare misure repentine per il mantenimento della business continuity. Tra queste, lo smart working è stata la più diffusa.

L’adozione massiva del lavoro agile ha evidenziato l’importanza della comunicazione tra le due funzioni aziendali maggiormente coinvolte nel processo di cambiamento: la funzione HR e la funzione IT. Esse si sono trovate a operare in sinergia, sotto la guida delle due figure chiave dell’HR manager e dell’IT manager, per garantire il corretto svolgimento del lavoro da remoto. 

Entrambe hanno assunto il ruolo di forza promotrice della cultura dello smart working e del processo di empowerment delle risorse aziendali - dai livelli più bassi a quelli più elevati. Il cambiamento culturale è infatti alla base della corretta implementazione delle modalità di lavoro agile in azienda.

Lo smart worker, non più vincolato a orari d’ufficio, deve essere educato alla propria capacità di work-life balance e ai concetti di autonomia e responsabilità. Deve assumere una mentalità collaborativa, adottare uno stile comunicativo chiaro e trasparente e imparare a calibrare i propri sforzi, per evitare situazioni di burnout o, al contrario, di eccessiva rilassatezza.